Consigli e requisiti per un vero studio di registrazione professionale

Il pavimento flottante ...e altri miti !

di Teetoleevio. Copyright (C) 2019

Ogni diritto è riservato. 

Prefazione

In questo articolo vengono illustrati pochi criteri alla base della costruzione di uno studio di registrazione realmente professionale secondo tecnologia anglosassone e nord-europea.

L’idea è quella di fornire qualche elemento serio che consenta al Cliente, magari eccellente produttore e musicista, ma meno esperto nel campo dell’acustica degli studi di registrazione, di distinguere, nella svariata e spesso confusa offerta presente in Italia, i pochissimi operatori davvero seri e competenti rispetto a tutta una serie di esecutori generici e non specializzati nell’acustica di uno studio di registrazione, anche quando si dichiarano professionisti esperti.

Quando chiedete un preventivo, o vi state interessando per fare progettare e realizzare il vostro nuovo studio di registrazione, magari anche in autocostruzione, massimizzando così i risultati, con costi umani e accettabili, ricordatevi di questi punti salienti.

Fate al vostro interlocutore domande precise e pretendete risposte altrettanto precise: non accontentatevi di risposte evasive.

Se chi vi risponde non sa cosa rispondere, o cerca di farvi passare per stupidi perché nella sua testa pensa solo che non siete del mestiere, raccontandovi la prima storiella, in questo modo potrete subito capire chi avete davanti, cosa vi sta proponendo e a quale costo.

Tenete a portata di mano questa mini-lista, e chiedete, chiedete, chiedete !

 

MITO N. 1 IL PAVIMENTO FLOTTANTE E LE SUE CARATTERISTICHE

Sostanzialmente, circa il 95% di chi costruisce studi di registrazione impone obbligatoriamente al Cliente un pavimento flottante, citando, spesso impropriamente i sistemi anglosassoni “box-in-a-box” (“scatola nella scatola”).

In realtà ci sono molti casi in cui il pavimento flottante, quando non è realizzato secondo certi precisi criteri, è addirittura peggiorativo rispetto al massetto del pavimento esistente.

Qui qualche dato di fatto che per molti può sembrare sorprendente:

1) Il pavimento flottante, per garantire l’isolamento acustico verso tutta la struttura di un edificio, deve, detto in parole povere, “vibrare” più lentamente del pavimento o soletta in cemento armato esistente.

2) Se la velocità di vibrazione, generalmente identificata come frequenza di risonanza, non è sotto certi limiti, semplicemente qualsiasi pavimento flottante può essere peggiorativo rispetto a lasciare semplicemente così come è il massetto esistente.

L’intercapedine creata senza criterio può infatti risuonare e portare tutte le vibrazioni derivanti della frequenze basse e subsoniche (esempio: cassa della batteria, amplificatore del basso, frequenze di un subwoofer) direttamente al piano di sopra, propagandosi prima nel pavimento e poi nelle pareti.

Esperienza personale in più interventi svolti per ovviare a situazioni fai-da-te o precedentemente eseguire anche da cosiddette ditte “specializzate”.

3) Nella stragrande maggioranza dei seminterrati, se controterra, sono sufficienti pochi e seri accorgimenti per evitare totalmente il pavimento flottante.

4) Non esiste un isolamento “medio” o “il minimo possibile”. O l’isolamento funziona al 100% e potete lavorare 24h su 24 senza problemi, oppure semplicemente non funziona. E a questo punto avete buttato via tutti i quattrini del vostro investimento, perchè al primo colpo di cassa, vera o campionata, il vicino vi fa chiudere lo studio

REQUISITI PER UN PAVIMENTO FLOTTANTE PROFESSIONALE CHE GARANTISCA IL NECESSARIO ISOLAMENTO E NORMALE ATTIVITA’ NOTTURNA DI UNO STUDI DI REGISTRAZIONE / REGIA / SALA PROVA

* Pavimenti a massa media e alta con frequenza di risonanza calcolata. Se il progettista non vi fornisce la frequenza di calcolo di ciascuna delle “zattere” in cui flottate ogni singolo ambiente, vuole dire che si affida ad esperienze empiriche, spesso obsolete e/o pseudo edilizie non sufficienti nella normale intolleranza odierna da parte dei vicini.

 

* Nella costruzione di uno studio di registrazione la scheda tecnica di un materiale normalmente utilizzato nell'edilizia non ha alcun valore poiché i valori di abbattimento dichiarati, anche quando certificati RW, non si riferiscono alle pesanti necessità di assorbimento delle basse frequenze di uno studio di registrazione.

* Pavimenti flottati NON su materiali improvvisati, di riciclo o direttamente su lana di roccia. No gomma riciclata. No copertoni usati. No direttamente su lana di roccia. Questi sono sistemi empirici poco affidabili e impossibili da calcolare e che non vi garantiscono a sufficienza. Dovete utilizzare sistemi calcolabili, in particolare nelle situazioni in cui lo studio appoggia su interpiano condominiale, cioè quando non è controterra.

* Pavimenti flottati all’interno dello studio, DOPO avere edificato le pareti. Qualsiasi pavimento aggiunto successivamente all’interno dell’involucro non ha praticamente alcun effetto sull’isolamento. Le basse frequenze si trasmettono dal pavimento alle pareti esterne, anche se già isolate, e da qui subito alla soletta del piano superiore, “bypassando” tranquillamente il controsoffitto già costruito

 

MITO N. 2 PARETI COMPOSITE O AD ALTISSIMA MASSA

La stratigrafia delle partizioni: pareti divisorie e contropareti è l’elemento che più differenzia, praticamente a parità di costo, uno studio di registrazione professionale, che funziona, da uno studio amatoriale che magari in autocostruzione è costato esattamente uguale, ma che non funziona perché non sussite il necessario isolamento sia verso vicini terzi, sia tra i vari ambienti dello studio.

Qualche dato di fatto:

1) Lo studio di registrazione moderno si basa sul sistema massa-molla-massa, non si basa semplicemente sulla massa.

Ossia uno studio moderno ha partizioni effettuate con materiali semplici e poco costosi, ma assemblari con certi criteri che trasformano l’energia cinetica delle onde sonore in…calore e sono molto superiori, nei termini di abbattimento del rumore, a partizioni tradizionali (murature) di massa e spessori notevolissimi.

2) La partizione più efficace non è per nulla quella più complessa o costituita da più materiali compositi. Il 90% degli studi world class vengono costruiti con materiali semplici e solo per una piccola percentuale delle stratigrafie si utilizzano materiali speciali.

Quello che fa tutta la differenza è come viene assemblata la partizione, che anche qui deve essere calcolata nella frequenza di risonanza, evitando coincidenze di frequenze.

REQUISITI PER UNA PARTIZIONE PROFESSIONALE CHE GARANTISCA IL NECESSARIO ISOLAMENTO

* Strutture a secco e NON solo strutture ad alta massa. La stragrande maggioranza delle ditte italiane propone massetti pesantissimi e pareti bunker sensazionali, spesso non corrispondenti ai reali requisiti di abbattimento, con il solo scopo di fare spendere al Cliente delle somme esorbitanti. Il sistema massa-molla-massa garantisce risultati molto superiori a costi molto minori e con un notevole risparmio negli ingombri finali interni e nei costi di approvvigionamento, trasporto e messa in opera.

* Grado di isolamento costante in tutti gli elementi dell’involucro fonoimpedente. Avere delle pareti con abbattimento molto diverso dai soffitti e dai pavimenti non ha senso. Occorre calcolare, almeno a grandi linee, il grado di abbattimento necessario, spesso direttamente derivante dalla frequenza di risonanza del sistema, parete per parete, soffitto e pavimento, e fornirlo a tutta la struttura.

Per questo motivo attenzione a lastre ad alta massa o con cemento e fibre tipo Celenit / Laterite e varie, in particolare modo se applicate in aderenza e/o nella sola elevazione delle pareti: oltre a massa e costo notevole, sono difficili da lavorare, possono forarsi facilmente vanificando completamente l’involucro e sostanzialmente sono molto meno performanti rispetto a una struttura composita a secco poiché non è possibile fissarle a soffitto con adeguata sicurezza statica ed acustica.

 

MITO N. 3 LA PROGETTAZIONE DELLA REGIA IN BASE AL TIPO DI DIFFUSORE ACUSTICO E L’IMPORTANZA DEL RISULTATO CERTIFICATO IN ACUSTICA PURA E SENZA ALCUNA CORREZIONE

Molti progettisti acustici spesso impongono all’ignaro Cliente un determinato tipo di cassa acustica, spesso sistemi “main” estremamente costosi, incassati, e/o addirittura auto-equalizzanti, sostenendo che la loro progettazione ha come scopo quello di costruire il migliore ascolto possibile.

Anche qui qualche dato di fatto che credo debba fare riflettere il lettore:

1) Nessun mixing engineer a livello mondiale degli ultimi 30 anni missa su main monitor grandi, bensì su speaker midfleld o nearfield.

I motivi di questo fatto sono molto semplici:

a) La pressione acustica / livello SPL di un grande monitor lontano è molto maggiore rispetto a un monitor vicino. Questo vuole dire fatica per l’orecchio molto maggiore derivante da volumi molto più alti.

b) Un grande monitor lontano, ad alti livelli di pressione acustica, mette a nudo tutti i problemi acustici della stanza, poiché in certi casi le onde sonore che rimbalzano nella regia sono fino al 72-75% di tutto il suono presente in regia.

Detto più facilmente: più il monitor è vicino, maggiore è il suono diretto della cassa, pensata per essere la più lineare possibile anche e soprattutto nei monitor nearfield moderni.

c) un monitor incassato, oltre a necessitare di un tipo di alloggiamento ben specifico e sofisticato, è di fatto molto vincolato nella posizione. Se la posizione non è più che perfetta dall’inizio, ...ve lo tenete così !

 

2) Nessun mastering engineer a livello mondiale utilizza main monitor incassati.

A caso Bernie Grundman, Ted Jensen, Dave Collins e tutti i più blasonati tecnici mondiali si affidano a sistemi di speaker liberi, non incassati, montati su supporto ad altissima massa che vengono posizionati e messi in fase in base ad accurate misurazioni computerizzate SENZA RICORRERE ad equalizzazioni o DSP esterni.

Volete un trucco per capire quali sono i monitor migliori per qualsiasi studio di registrazione?

Studiate i crediti dei dischi, seguite i migliori tecnici del mondo e verificate che tipo di speaker utilizzano, spesso mixando nella stessa stanza e con gli stessi monitor per anni e anni. Troverete alcune coincidenze che prima vi faranno riflettere e poi vi guideranno, con buona pace di Gearslutz e di tutti i forum che altro non sono che fonte di marketing commerciale.

In realtà chi scrive non vuole assolutamente demonizzare i main monitor. Tutt’altro.

L’idea è che il main monitor abbia ancora un’importanza fondamentale nei grandi studi in cui l’immagine sia importante.

Ugualmente, la pressione acustica e l’impressione di un main monitor serio nel riascolto di una take di batteria, per la produzione e i musicisti, non ha paragoni.

Quello che il sottoscritto vuole fare presente, invece, è che nella realtà del mixaggio e del mastering ad alto livello, date le dimensioni sempre più piccole delle regie moderne, ormai un buon monitor midfield garantisce volumi di ascolto ben più che sufficienti. E può essere facilmente spostato e regolato finemente nella posizione migliore, in base a una misurazione computerizzata.

Questo passaggio diventa sostanziale anche in studi di altissimo livello ma costruiti non da zero, ma all’interno di muri già esistenti: qualsiasi prescrizione del produttore della cassa derivante dai test in camera anecoica viene tranquillamente messa in discussione dalle diversità  presenti in uno studio normale, che spesso, pur costruito con i migliori crismi, non può essere perfetto nella simmetria, nella consistenza delle masse, eccetera.

Certamente il fatto di potere incassare i monitor, dimezzandone quindi l’errore eliminando la diffusione posteriore, e la possibilità di fare le misurazioni di verifica essendosi prima aiutati grandemente con un DSP all’interno dello speaker stesso, senza mai mostrare i risultati ottenuti nell’acustica pura della stanza, è un plus a cui molti progettisti non riescono a rinunciare.

L’autore di questo articolo, con un'opinione non necessariamente condivisibile, la pensa diversamente e ritiene che la propria missione sia quello di garantire risultati all’interno dei valori secondo gli obiettivi standard internazionali in acustica pura e praticamente con qualsiasi tipo di speaker professionale di buon livello. Si ricorrerà poi, forse, e solo poi, per lievi aggiustamenti, a processori DSP dedicati.

Questo nelle regie stereo.

Nelle regie surround 5.1 e Atmos il discorso può e deve essere anche diverso !

 

Conclusioni

Per ora è tutto. Questi sono solo alcuni degli aspetti di uno studio di registrazione davvero serio e professionale, che possa essere costruito per essere uno strumento sensato e davvero efficace per svolgere qualsiasi attività musicale, professionale o privata.

Spero possiate trovare il tempo di approfondire altri aspetti sostanziali, spesso totalmente travisati e totalmente ignorati da molti esecutori italiani, anche professionali, negli altri articoli presenti in questo sito,:

“Progettazione acustica della regia. Una panoramica sugli ultimi 50 anni”

Un’infarinatura sui diversi concetti acustici relativi all’evoluzione dei tipi fondamentali di progettazione / design delle regie.

 

 

 

 

 

 

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